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Durante il lockdown il valore dello spazio si è modificato, lo studio è diventato casa, la casa studio. Alla fine di questo intenso periodo scopro che la distinzione tra spazio interno ed  esterno è estremamente contraddittoria per il mio lavoro. 

Mi sono arrivate in regalo varie letture centrate sulla mescolanza e sulla necessità di contaminarci con l’altro da noi, l’altro dall’umano, nasce in risposta un copro di lavori che vuole registrare le caratteristiche dei luoghi intimi e quotidiani e li dislochi altrove, rendendoli spazi transitori per una ritrovata interiorità, case viaggianti, corpi fisici in movimento ed in dialogo con ciò che vi si avvicina e circonda nel momento dell’installazione. 

Un comune scanner viene smembrato e diventa lo strumento adatto per registrare le insenature delle pareti del vecchio palazzo storico, i rigoli di umidità formano venature che rimandano al corporeo. Si delinea un corpo/spazio che grazie alla stampa su tessuto diventa pieghevole e trasportabile.